Sorveglianza sanitaria obbligatoria: Testo Unico Sicurezza

Sorveglianza Sanitaria: quando è obbligatoria? Approfondimento del Testo Unico Sicurezza

 

Sorveglianza sanitaria obbligatoria e medici del lavoro: indicazioni per il medico competente circa la normativa vigente.

Quando si parla di sorveglianza sanitaria obbligatoria? Come si relazione il medico del lavoro con la normativa vigente? Soprattutto, quali sono le conseguenze della mancata attivazione della sorveglianza sanitaria?

In questo articolo vogliamo fornire una guida generale ai casi di sorveglianza sanitaria obbligatoria, con indicazioni concrete per medici competenti e Datori di lavoro.

La sorveglianza sanitaria obbligatoria è ad oggi un argomento ambiguo per molti Datori di lavoro: nonostante abbiano portato a termina la procedura di valutazione dei rischi, spesso non sanno con precisione se per la loro azienda la sorveglianza sanitaria sia obbligatoria o meno.

 

Sorveglianza Sanitaria: sanzioni

La mancata nomina ove necessaria è sanzionata a carico del datore di lavoro e dirigente con l’arresto da 2 a 4 mesi e ammenda da 1500 a 6000 €.

Tornando al dubbio sollevato nel primo paragrafo, appare evidente che la sorveglianza sanitaria è un obbligo che non può essere ignorato dal datore di lavoro che ha effettuato una valutazione dei rischi nella quale sono presenti i suddetti rischi. Qualora vi fosse il dubbio, diventa necessario riprendere in mano il proprio documento di valutazione dei rischi e rivedere in collaborazione con il RSPP l’individuazione e l’analisi dei rischi.

 

Sorveglianza sanitaria obbligatoria: in quali casi è prevista?

La nomina di un medico competente preposto alla sorveglianza sanitaria è regolata dal Decreto Legislativo 81/08 ed è obbligatoria in tutti i casi che seguono:

  • nei casi in cui il lavoratore faccia espressa richiesta di sorveglianza sanitaria e il medico competente ritenga la richiesta lecita e collegata a rischi lavorativi
  • nei casi in cui la valutazione dei rischi rilevi la necessità di sorveglianza sanitaria
  • in tutti i casi previsti dalla normativa vigente.

Per quanto riguarda l’ultimo punto, la Legge prevede la sorveglianza sanitaria obbligatoria qualora nel posto di lavoro si presentino i seguenti rischi:

  • agenti chimici, cancerogeni e mutageni
  • rischi biologici di varia natura
  • rischi correlati alla movimentazione manuale di carichi
  • attività al videoterminale per un tempo complessivo di almeno 20 ore settimanali (al netto di pause e interruzioni)
  • rischi correlati ad agenti fisici quali rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici, radiazioni ionizzanti, radiazioni ottiche artificiali
  • rischi da microclima
  • rischi correlati al settore sanitario
  • presenza di impianti elettrici ad alta tensione
  • attività lavorative in orario notturno
  • Presenza di lavoratori impiegati in mansioni che comportano rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute propria e di terzi.

 

Lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria

I lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria obbligatoria vengono devono ricevere accesso alla propria cartella sanitaria in forma di copia. L’originale viene conservato dal Datore di lavoro in un luogo interno all’azienda concordato con il medico competente. Durante la sorveglianza sanitaria obbligatoria, la responsabilità della gestione dei documenti spetta al medico competente. I lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria devono inoltre essere valutati tramite visita medica periodica con cadenza annuale, o con frequenza maggiore qualora la normativa lo preveda o il medico competente lo ritenga necessario. I risultati della visita medica periodica vanno riportati nel documento di valutazione dei rischi e vengono utilizzati ai fini della pianificazione delle misure di prevenzione individuali.
Fonte: http://www.quidsicurezza.it/legislazione/sorveglianza-sanitaria-nominare-medico-competente/#.V2RrjB8zrCI 

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Corsi di sicurezza sul lavoro

Corsi di sicurezza sul lavoro: come il medico competente può utilizzare al meglio la formazione dei lavoratori

I corsi di sicurezza sul lavoro

corsi di sicurezza sul lavoro

corsi di sicurezza sul lavoro

sono uno degli strumenti più efficaci del medico competente. La formazione dei lavoratori permette infatti di fornire nozioni teoriche e pratiche sui comportamenti da adottare sul luogo di lavoro, al fine da prevenire il verificarsi di incidenti.

Secondo la normativa vigente, il medico competente deve collaborare “con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione all’attività di formazione e informazione”.

 

Affinché i corsi di sicurezza sul lavoro si rivelino realmente utile, è tuttavia necessario mettere in chiaro i compiti e le responsabilità del medico competente coinvolto.

Se è vero che il Decreto Legislativo 388/03 fornisce delle indicazioni circa la formazione dei lavoratori, è altrettanto vero che, così come altri aspetti della normativa, accusa una certa arretratezza.

 

Corsi di sicurezza sul lavoro: la rianimazione cardiopolmonare

Tra i vari argomenti che potrebbero essere trattati da un corso di sicurezza sul lavoro,  il DM 388/03 pone la maggiore attenzione sulla rianimazione cardiopolmonare (BLS). Spesso, nei contesti aziendali più “generici”, il medico competente concentra la maggior parte delle ore dedicate ai corsi di sicurezza sul lavoro a tecniche di rianimazione come massaggio cardiaco e respirazione artificiale.

Pur trattandosi sicuramente di conoscenze utili, il medico competente dovrebbe valutare la possibilità di estendere la formazione alla sicurezza ad altri argomenti.

Ad esempio, sono sempre di più i medici che scelgono di inserire nei corsi di sicurezza sul lavoro la formazione all’uso del defibrillatore, particolare del Defibrillatore Autonomo Esterno (DAE). Si tratta infatti di una pratica che fino a pochi anni fa era padroneggiata solo da pochi eletti, mentre oggi il DAE è un’attrezzatura obbligatoria in sempre più contesti, sia aziendali che non.

 

Corsi di sicurezza sul lavoro: disostruzione delle vie respiratorie

Tra gli argomenti “minori” che il medico competente può decidere di includere nei corsi di sicurezza sul lavoro c’è la formazione al primo soccorso per interventi di disostruzione delle vie respiratorie. Sebbene non venga quasi mai trattato, il rischio derivante dall’ostruzione delle vie respiratorie è molto frequente, anche più del rischio derivante da arresto cardiaco, in particolare in settori come scuole a ambienti utilizzati dai più piccoli.

 

Secondo uno studio fatto sui partecipanti ai corsi di sicurezza sul lavoro, le emergenze relative all’ostruzione delle vie respiratorie sarebbero molto più numerose di quelle che richiedono rianimazione cardiopolmonare: su circa 5000 allievi ben il 2,5% ha dovuto eseguire una manovra di disostruzione, mentre solo due tra loro si sono trovati di fronte ad un arresto cardiaco.

In questo senso si rivela quindi utile in particolare la tecnica nota come manovra di Heimlich, che prevede la pressione di determinate zone dell’addome allo scopo di espellere corpi estranei dalle vie respiratorie.

 

Corsi di sicurezza sul lavoro: conclusioni

Il medico competente impegnato nell’organizzazione di corsi di sicurezza del lavoro deve, oltre a fare riferimento alla normativa vigente, tenere presente le peculiarità dei lavoratori e del contesto aziendale in cui si trova ad operare, adattando la formazione alle necessità concrete dei partecipanti.

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Prevenzione Incendi

Medicina del Lavoro e il nuovo codice di prevenzione incendi

 

prevenzione-incendiIl Codice di prevenzione incendi è stato rinnovato: come cambia il lavoro del medico competente? Come cambiano i corsi di primo soccorso? In questo articolo analizziamo le indicazioni relative al sistema di esodo.

Nell’ambito di competenza del medico del lavoro, con “esodo” si intende un sistema il cui scopo è “assicurare che gli occupanti dell’attività possano raggiungere o permanere in un luogo sicuro, a prescindere dall’intervento dei Vigili del fuoco” (Decreto del Ministero dell’Interno del 3 agosto 2015). L’aggiornamento del Codice di prevenzioni Incendi ha riportato indicazioni precise circa segnaletica e orientamento, procedure consentite, le vie di esodo, luoghi sicuri, illuminazione di sicurezza.

Procedure ammesse per l’esodo
Uno dei principali cambiamenti della normativa riguarda le procedure a cui il medico del lavoro deve fare riferimento. Le procedure ammesse sono riassumibili come segue:
ESODO SIMULTANEO:  “modalità di esodo che prevede lo spostamento contemporaneo degli occupanti fino a luogo sicuro” (“l’attivazione della procedura di esodo segue immediatamente la rivelazione dell’incendio oppure è differita dopo verifica da parte degli occupanti dell’effettivo innesco dell’incendio”).
ESODO PER FASI: “modalità di esodo di una struttura organizzata con più compartimenti, in cui l’evacuazione degli occupanti fino a luogo sicuro avviene in successione dopo l’evacuazione del compartimento di primo innesco. Si attua con l’ausilio di misure antincendio di protezione attiva, passiva e gestionali”. Questa modalità viene viene consigliata a medici del lavoro attivi in edifici di grande altezza come ospedali e centri commerciali.
ESODO ORIZZONTALE PROGRESSIVO: “modalità di esodo che prevede lo spostamento degli occupanti dal compartimento di primo innesco in un compartimento adiacente capace di contenerli e proteggerli fino a quando l’incendio non sia estinto o fino a che non si proceda ad una successiva evacuazione verso luogo sicuro”. Questa modalità viene viene consigliata a medici del lavoro attivi in strutture ospedaliere.
PROTEZIONE SUL POSTO: “modalità di esodo che prevede la protezione degli occupanti nel compartimento in cui si trovano.”

Luogo sicuro
Il nuovo Codice di prevenzione incendi cambia anche le normative riguardanti il luogo sicuro, ossia quel luogo posto all’esterno dell’edificio in cui non esista pericolo per gli occupanti e che presenti le condizioni adeguate per gli occupanti. Il medico del lavoro deve assicurarsi che il luogo sicuro si trovi in una strada pubblica o sia uno spazio scoperto esterno all’edificio collegato alla strada pubblica e che non sia investito dai prodotti della combustione.

In conclusione
L’aggiornamento del Codice di prevenzione incendi non apporta cambiamenti sostanziali all’attività del medico del lavoro né al sistema di primo soccorso in generale, se non quella di definire meglio i parametri di sicurezza da rispettare.
(FONTE: http://www.puntosicuro.it/incendio-emergenza-primo-soccorso-C-79/gestione-emergenza-ed-evacuazione-C-84/il-nuovo-codice-prevenzione-incendi-il-sistema-di-esodo-AR-15409/)

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Ruolo del Medico del Lavoro

Il ruolo del medico del lavoro ruolo medico del lavoronel pronto soccorso aziendale: un caso di studio

Pronto soccorso sul posto di lavoro e medico competente: considerazioni e analisi di un caso di studio.

Per quanto riguarda la formazione agli addetti al primo soccorso aziendale, il medico del lavoro deve fare riferimento al D.M. 388/2003: la procedura di formazione deve quindi essere ripetuta ogni 3 anni.

Data la varietà delle situazioni in cui il medico del lavoro si trova a dover operare, è consigliabile ricordare alcuni punti fermi. Anzitutto, l’addetto al Primo Soccorso Aziendale è un elemento fondamentale dell’organico dell’azienda, che deve essere formato dal medico del lavoro all’attivazione dei soccorsi e, successivamente, ad intervenire con sicurezza anche nei grandi infortuni.

È importante ricordare che il medico del lavoro non è obbligato a formare un singolo addetto al Primo Soccorso. Anzi, sono pochi i luoghi di lavoro dove un medico competente può non aver bisogno di almeno due addetti al Primo Soccorso: nel caso che un addetto al primo soccorso sia infortunato, è fondamentale che vi sia un secondo lavoratore che il medico del lavoro abbia propriamente formato. Inoltre, nel caso si renda necessario effettuare una rianimazione cardio-polmonare, la probabilità di successo è notevolmente aumentata qualora il soccorso venga prestato da almeno due soccorritori.

Infine, il medico del lavoro dovrebbe assicurarsi che ogni addetto abbia sempre a disposizione un mezzo di comunicazione che gli permetta di attivare i soccorsi senza allontanarsi dal paziente (es. telefono cellulare con “viva voce”).

In una delle aziende prese in esame, il medico del lavoro ha promosso la presenza di presidi per la rianimazione cardiopolmonare, anche alla luce del fatto che il principale parametro che determina la possibilità di salvezza di chi viene colpito da malore cardiaco è il tempo che trascorre tra l’evento e l’inizio della rianimazione cardiopolmonare.

Il medico del lavoro ha quindi fornito le cassette di primo soccorso di un pallone ambu munito di reservoir e di una bombola di ossigeno. L’adozione di attrezzature “insolite” ha spinto il medico del lavoro a  tenere il corso di primo soccorso con cadenza annuale annuale con specifica formazione nell’utilizzo dei nuovi presidi.

Nel 2010, l’attività del medico del lavoro dell’azienda sopracitata è stata messa alla prova. Un lavoratore è stato accompagnato in infermeria con dolori dietro allo sterno, entrando poco dopo in arresto cardiaco. Immediatamente sono state eseguite le manovre rianimatorie e veniva chiamato del 118.

Si è quindi comunicato all’operatore del 118 la presenza di D.A.E. (Defibrillatore semiAutomatico Esterno) e di personale preparato per l’evenienza. Come da programma, gli addetti al Pronto Soccorso hanno seguito le indicazioni telefoniche del 118, riuscendo a riavviare il battito cardiaco dell’infartuato.

Nell’ottica del medico del lavoro, questo caso è quantomeno esplicativo: per rendere più sicuro il luogo di lavoro, il medico competente deve poter essere libero di svolgere la propria funzione oltre ai limiti minimi disposti dalla legge. La libertà operativa del medico del lavoro dipende tuttavia, oltre che dalla propria iniziativa, dalla disponibilità dei dirigenti dell’azienda.

FONTE: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2012/12/MCJ_4_2011.pdf  (Gino Barral)

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Tutelare chi lavora a contatto con fumi esausti

Come il medico del lavoro può tutelare chi lavora a contatto con fumi esausti di motori diesel

Secondo uno studio della IARC (International Agency for Research on Cancer), i fumi esausti di motore a gasolio sono da considerarsi a tutti gli effetti come cangerogeni: questi risultati riguardano da vicino la figura del medico del lavoro, in particolare in tutti quei casi in cui il medico del lavoro si trova a relazionarsi con ambienti ad alta criticità.

Sono molti, infatti, i settori in cui i motori a gasolio sono utilizzati su base quotidiana per attività lavorative: da quello, più ovvio, dei trasporti a settori quali quello edile, minerario, stradale. Il medico del lavoro deve confrontarsi con gli effetti nocivi di quasi 45 milioni di veicoli alimentati a diesel presenti sul territorio italiano.

Un altro fattore di cui il medico del lavoro deve tenere conto è l’evoluzione tecnologica a cui tali motori diesel sono sottoposti costantemente: con lo sviluppo della tecnica cambiano anche le caratteristiche delle emissioni e gli effetti nocivi per la salute.

Per il medico del lavoro è quindi essenziale definire con precisione quali lavoratori sono a rischio, e come tale rischio vada definito e quantificato. Nell’approccio con l’ambiente di lavoro, il medico competente deve anzitutto procedere a determinare alcuni fattori di natura tecnica, tra cui lo stato di manutenzione dei motori diesel in uso, la frequenza di utilizzo degli stessi e le caratteristiche del carburante utilizzato.

Altri fattori che il medico del lavoro deve tenere a mente sono il punto di emissione (elevato o a livello del terreno? Interno o esterno? con o senza sistemi di abbattimento?), le dimensioni ed il grado di confinamento dell’ambiente di lavoro e, di conseguenza, l’efficienza del sistema di ricambio dell’aria.

L’importanza della questione e dell’attività del medico del lavoro ad essa collegata è, per fortuna,
ufficialmente riconosciuta, anche e soprattutto presso aziende ed enti di grandi dimensioni: in queste realtà i medici del lavoro hanno potuto iniziare e portare avanti percorsi mirati alla rilevazione delle criticità ed allo sviluppo di misure di sicurezza efficaci e integrate nell’attività lavorativa.

Ciononostante, il medico del lavoro deve misurarsi con alcune questioni che restano aperte: ci sono infatti problemi derivanti da una discrepanza fra le misurazioni effettuate in laboratorio ed sul campo;

altri problemi si devono, come già detto, al costante sviluppo della tecnologia ed alla necessità di aggiornamento costante degli standard di rischio.

Il medico del lavoro deve inoltre considerare i problemi derivati dall’esposizione del lavoratore a più ambienti di rischio come anche dalle differenze di età, sesso e condizione patologiche pre-esistenti tra le figure professionali interessate.
In conclusione, le variabili che il medico del lavoro deve considerare sono numerose. Il primo passo da fare è sicuramente informare: il medico del lavoro deve diffondere la conoscenza all’interno del proprio ambiente di lavoro, avvicinandosi al problema con sensibilità, mantenendo un aggiornamento costante e favorire l’apertura alle misure necessarie.

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Gli incidenti stradali sul lavoro

Se è chiaro a tutti cosa sia un incidente stradale, non è ancora ben definito che cosa sia una incidente stradale sul lavoro. L’Europa ha definito nella Convenzione di Vienna del 1968 che incidente stradale è detto l’accadimento che si verifica tra veicoli (o animali) e che procura danni a persone. Questo può avvenire in qualsiasi strada o suolo pubblico aperto alla circolazione. Se invece volessimo definire un incidente stradale sul lavoro troveremmo che ogni paese d’Europa si arrangia un po’ per conto suo. Ad esempio in Spagna sono considerati incidenti stradali sul lavoro anche tutti i sinistri avvenuti nel tragitto casa-lavoro. In Gran Bretagna invece il tragitto per recarsi sul posto di lavoro non rientra in questa categorizzazione. In Finlandia, addirittura, l’incidente viene considerato sul lavoro se accade lungo il tragitto più breve dalla propria abitazione al luogo di lavoro.

 

Gli incidenti stradali sul lavoro e, in particolare, i cosiddetti incidenti “in itinere”, ovvero durante il tragitto casa-lavoro, rappresentano una percentuale importante dei sinistri registrati sulle strade italiane. Durante la giornata le statistiche ci dicono che esistono 3 fasce orarie nelle quali si concentrano la maggior parte degli incidenti e queste fasce corrispondono esattamente agli orari di inizio e fine servizio dei lavoratori. Tra le ore 8 e le ore 9 del mattino si verifica la prima concentrazione di incidenti stradali. La seconda fascia oraria a rischio è quella tra le 12  e le 13, che corrisponde grossomodo all’orario di pranzo dei lavoratori. Infine, la terza fascia, che è anche quella in cui si registra il picco massimo di incidenti, è quella attorno alle 18.

 

Ma per capire pienamente la portata del problema è forse necessario considerare alcuni dati. Soltanto pochi anni fa, nel 2009, l’Istat ha rilevato una media giornaliera in Italia di 590 incidenti al giorno. E ogni giorno la media è di 12 morti e 842 feriti. Un bilancio evidentemente spaventoso che, oltre a falciare la vita di moltissime persone, corrisponde anche ad una perdita del PIL del 25%. Di buono c’è da dire che la tendenza è comunque stata positiva negli ultimi quindici anni. Dal 2001 al 2009 il tasso di mortalità sulle nostre strade è diminuito del 40% e quello dei feriti del 17%. Sono cifre senz’altro buone e incoraggianti ma va anche considerato che tutta l’Europa si sta muovendo in questa direzione e ci sono paesi, come la Spagna ad esempio, che sono arrivati ad avere strade molto più sicure delle nostre.

Tra le bizzarrie italiane possiamo annoverare sicuramente la seguente: il decreto legislativo 81/08 non riconosce come luogo di lavoro i mezzi di trasporto ai fini dell’applicazione delle disposizioni di sicurezza. Questa anomalia ha portato negli anni a trascurare l’importanza della medicina del lavoro anche sui mezzi di trasporto e nel lungo periodo gli effetti si fanno sentire. Negli anni 50, infatti, ogni 100 incidenti mortali sul lavoro se ne avevano 150 sulla strada. Nel 2009 ogni 100 incidenti mortali sul lavoro se ne hanno 450 sulla strada. Questo dato è sicuramente dovuto anche alla trasformazione dei veicoli utilizzati ma il rapporto, mutatis mutandis, sembra oggi davvero squilibrato e ci suggerisce che la sicurezza sul posto di lavoro è nel lungo periodo risultata molto più efficace della sicurezza sulle strade.

(Fonte Medico Competente Journal)

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Corso di rianimazione cardio-polmonare a Milano

Con grande soddisfazione il dott. Augusto Bastianello annuncia la ricezione della certificazione di Istruttore di BLS-D in data 12/07/2014.
Il dott. Bastianello può quindi insegnare su tutto il territorio nazionale le manovre di rianimazione cardio-polmonare associata all'uso del defibrillatore.
E' possibile contattare Il dott. Bastianello per lo svolgimento di corsi di primo soccorso e specialistici al numero 3331313382 o tramite il nostro modulo contatti.

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L'uso del del defibrillatore

defibrillatoreLe malattie cardiovascolari sono la causa di oltre il 41% dei decessi registrati ogni anno in Italia; in particolare le morti cardiache improvvise,causate da aritmie maligne,colpiscono ogni anno 65.000 italiani. Un inizio precoce delle manovre rianimatorie è una condizione necessaria per salvare una vita ad una persona; circa il 60% dei 65.000 italiani deceduti per arresto cardiaco avrebbero potuto essere salvati se rianimati precocemente e se fosse stato applicato il defibrillatore, cioè una corrente elettrica attraverso il miocardio. Ogni minuto che passa dall’inizio dell’arresto cardiaco fa scendere al 10%circa le probabilità di successo della scarica elettrica e dopo 10 minuti i danni subiti a livello cerebrale diventano irreversibili.

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