​ Medico del lavoro – prevenire è meglio che curare

Prevenzione tramite semplificazione: come il ​ medico del lavoro ​ di ieri può diventare il medico del lavoro ​ di domani attraverso l’ottimizzazione delle attività svolte.

La strada per l’efficienza passa per la semplificazione, soprattutto per il ​ medico del lavoro​ : è quanto sostiene l’Associazione Nazionale Medici d’Azienda e Competenti. Certo, parlando di salute e sicurezza sul lavoro, e di tutte le implicazioni correlate, è difficile parlare di semplicità. Non è un caso che lo stesso Segretario Nazionale dell’ANMA abbia precisato

che la semplificazione del mestiere del ​ medico del lavoro ​ non deve assolutamente significare “il venir meno al rispetto dei livelli inderogabili di tutela”.

La professione del ​ medico del lavoro ​ deve quindi conoscere una semplificazione della burocrazia, non un abbassamento della qualità del ​ lavoro.

Il medico​ e la burocrazia non sono mai stati buoni amici, difatti sono state molte le misure adottate dagli organi preposti mirate allo snellimento delle procedure.

La questione “​ medico del lavoro ​ vs burocrazia” assume forme e connotazioni ben diverse nei vari paesi dell’Unione Europea. Sempre secondo l’ANMA, le differenze hanno origini anzitutto da un diverso rapporto tra lo Stato e la figura del ​ medico del lavoro​ : il contesto italiano è, come spesso accade, caratterizzato da una legislazione rigida e burocratica al limite dell’opprimente, in cui la regolamentazione viene imposta tramite un esteso sistema di sanzioni e provvedimenti penali.

L’impostazione europea circa la burocrazia del ​ medico del lavoro ​ si connota per una maggiore elasticità, limitandosi a stabilire dei principi di base e degli obiettivi fissi e rimettendosi poi alla competenza ed alla responsabilità del ​ medico del lavoro​ , che può così organizzarsi secondo le proprie necessità e preferenze per giungere al risultato richiesto.

Un cambiamento del sistema burocratico italiano in questo senso non potrebbe che giovare

alla professione del ​ medico del lavoro​ , con risvolti positivi quali una più rapida e semplice applicabilità delle norme, una maggiore sostenibilità delle stesse e l’aumento della consapevolezza e della responsabilizzazione degli stessi medici del lavoro.

Nel panoramana della semplificazione amministrativa, per la figura del ​ medico del lavoro comincia comunque a muoversi qualcosa. I governi avvicendatisi di recente infatti hanno dovuto prestare orecchio alle critiche provenienti dai vari portatori di interesse, inserendo la figura del ​ medico del lavoro ​ tra quelle interessate dal “pacchetto semplificazioni”, una proposta di legge del 2012 mirata alla semplificazione di adempimenti formali in materia di sicurezza sul lavoro.

Tali misure, come quelle che sono seguite, si sono spesso tuttavia rivelate inadatte a conseguire gli scopi, mancando largamente l’obiettivo e portando anzi ad un acuirsi della pressione burocratica sul ​ medico del lavoro​ , anche a causa dell’imponente impianto sanzionatorio.

Facendosi portavoce del sentire di ogni ​ medico del lavoro​, ANMA ha portato avanti un percorso mirato a a sollecitare una necessaria evoluzione del sistema. Primo passo di tale evoluzione deve vedere il ripensamento dell’impianto sanzionatorio per il ​ medico del lavoro​ , continuando poi con uno snellimento del peso burocratico mirato all’efficienza ed all’elasticità.

FONTE: Rendere più efficace l’attività del medico competente: semplificare per migliorare la prevenzione

di Dott. Ditaranto
Segretario nazionale ANMA

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Oscillazione per la prevenzione

L’Inail premia con uno “sconto” denominato “oscillazione per prevenzione” (OT/24), le aziende, operative da almeno un biennio, che eseguono interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli minimi previsti dalla normativa in materia (decreto legislativo 81/2008 e successive modifiche e integrazioni).

 

Possono beneficiarne tutte le aziende che:

  • sono in possesso dei requisiti per il rilascio della regolarità contributiva ed assicurativa ed in regola con le disposizioni obbligatorie in materia di prevenzione infortuni e di igiene del lavoro
  • abbiano effettuato, nell’anno precedente a quello in cui chiede la riduzione, interventi di miglioramento nel campo della prevenzione degli infortuni e igiene del lavoro.

Attraverso questo “sconto” si riduce il tasso di premio applicabile all’azienda, determinando un risparmio sul premio dovuto all’Inail.

In base al decreto ministeriale 3 dicembre 2010, che ha riscritto il testo dell’articolo 24 del decreto ministeriale del 12 dicembre 2000, la riduzione di tasso è riconosciuta in misura fissa, in relazione al numero dei lavoratori-anno del periodo, come segue:

lavoratori-anno         riduzione

fino a 10                          30%
da 11 a 50                       23%
da 51 a 100                     18%
da 101 a 200                   15%
da 201 a 500                   12%
oltre 500                           7%

Leggi il testo completo sul sito dell’INAIL

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Gli incidenti stradali sul lavoro

Se è chiaro a tutti cosa sia un incidente stradale, non è ancora ben definito che cosa sia una incidente stradale sul lavoro. L’Europa ha definito nella Convenzione di Vienna del 1968 che incidente stradale è detto l’accadimento che si verifica tra veicoli (o animali) e che procura danni a persone. Questo può avvenire in qualsiasi strada o suolo pubblico aperto alla circolazione. Se invece volessimo definire un incidente stradale sul lavoro troveremmo che ogni paese d’Europa si arrangia un po’ per conto suo. Ad esempio in Spagna sono considerati incidenti stradali sul lavoro anche tutti i sinistri avvenuti nel tragitto casa-lavoro. In Gran Bretagna invece il tragitto per recarsi sul posto di lavoro non rientra in questa categorizzazione. In Finlandia, addirittura, l’incidente viene considerato sul lavoro se accade lungo il tragitto più breve dalla propria abitazione al luogo di lavoro.

 

Gli incidenti stradali sul lavoro e, in particolare, i cosiddetti incidenti “in itinere”, ovvero durante il tragitto casa-lavoro, rappresentano una percentuale importante dei sinistri registrati sulle strade italiane. Durante la giornata le statistiche ci dicono che esistono 3 fasce orarie nelle quali si concentrano la maggior parte degli incidenti e queste fasce corrispondono esattamente agli orari di inizio e fine servizio dei lavoratori. Tra le ore 8 e le ore 9 del mattino si verifica la prima concentrazione di incidenti stradali. La seconda fascia oraria a rischio è quella tra le 12  e le 13, che corrisponde grossomodo all’orario di pranzo dei lavoratori. Infine, la terza fascia, che è anche quella in cui si registra il picco massimo di incidenti, è quella attorno alle 18.

 

Ma per capire pienamente la portata del problema è forse necessario considerare alcuni dati. Soltanto pochi anni fa, nel 2009, l’Istat ha rilevato una media giornaliera in Italia di 590 incidenti al giorno. E ogni giorno la media è di 12 morti e 842 feriti. Un bilancio evidentemente spaventoso che, oltre a falciare la vita di moltissime persone, corrisponde anche ad una perdita del PIL del 25%. Di buono c’è da dire che la tendenza è comunque stata positiva negli ultimi quindici anni. Dal 2001 al 2009 il tasso di mortalità sulle nostre strade è diminuito del 40% e quello dei feriti del 17%. Sono cifre senz’altro buone e incoraggianti ma va anche considerato che tutta l’Europa si sta muovendo in questa direzione e ci sono paesi, come la Spagna ad esempio, che sono arrivati ad avere strade molto più sicure delle nostre.

Tra le bizzarrie italiane possiamo annoverare sicuramente la seguente: il decreto legislativo 81/08 non riconosce come luogo di lavoro i mezzi di trasporto ai fini dell’applicazione delle disposizioni di sicurezza. Questa anomalia ha portato negli anni a trascurare l’importanza della medicina del lavoro anche sui mezzi di trasporto e nel lungo periodo gli effetti si fanno sentire. Negli anni 50, infatti, ogni 100 incidenti mortali sul lavoro se ne avevano 150 sulla strada. Nel 2009 ogni 100 incidenti mortali sul lavoro se ne hanno 450 sulla strada. Questo dato è sicuramente dovuto anche alla trasformazione dei veicoli utilizzati ma il rapporto, mutatis mutandis, sembra oggi davvero squilibrato e ci suggerisce che la sicurezza sul posto di lavoro è nel lungo periodo risultata molto più efficace della sicurezza sulle strade.

(Fonte Medico Competente Journal)

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